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Chi sono i figli “badanti”?

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Chi sono i figli “badanti”?

Una realtà sempre più diffusa e faticosamente gestita da molti di noi è la necessità di accudire genitori ormai anziani e non autosufficienti.

Quanti ne conosciamo, tra amici, parenti, conoscenti, di individui che trascorrono gran parte delle loro giornate ad accudire genitori infermi, o incapaci di stare da soli, o affetti da demenze?

Quante persone che fanno acrobazie tra genitori da gestire, figli da gestire, lavoro da gestire?

Il dramma è essenzialmente economico: sono limitate le famiglie che riescono a permettersi una badante fissa, in regola. Ancor meno quelle che possono permettersi  Istituti di riposo.

Sicuramente lo Stato non aiuta: quasi nulla è deducibile dalle tasse per quel che riguarda l’assunzione di una badante; questa situazione incrementa il lavoro irregolare, a discapito di tutti noi cittadini e delle badanti, per nulla tutelate.

I “figli badanti” sono il frutto del nostro presente: viviamo molto di più di un tempo, ma fino a quando siamo autonomi? In Italia sembra che gli anziani in media perdano di autonomia intorno ai 73 anni. Molto preoccupante, se pensiamo che la vita media si aggira intorno agli 82 anni. Chi coprirà quei 9 anni di dipendenza? Certo, se ci sono i soldi, si può ricorrere a badanti e a Centri Specializzati, ma ricordiamo che la gestione di una persona anziana non autosufficiente è un salasso di denaro, energie fisiche e psicologiche.

Diventa dunque una questione di sopravvivenza: se i soldi non bastano, ci si inventa “badanti” a tempo pieno, part-time, facendo turni con i propri parenti, sacrificando tempo libero, figli, se stessi.

Chi ci insegna ad essere figli in questo modo? Chi ci insegna a trasformarci in “genitori” protettivi e accudenti, dei nostri genitori? Meglio forse usare una parola inglese per definirci: siamo caregivers, coloro che si prendono cura. Se riuscissimo a comprendere in profondità la differenza tra ciò che stiamo facendo e ciò che siamo, sarebbe più facile gestire il terremoto emotivo legato all’accudire i nostri anziani genitori.

Non per tutti è facile o scontato. Per molti è sofferenza, troppa. Per altri è rabbia e senso di colpa. Per altri è annullamento di sé. Bisogna fare i conti con ciò che i nostri genitori non sono più. Con ciò che sono diventati. Con il modo in cui ci guardano, e ci trattano. Non è facile.

Facciamoci aiutare, nei modi e nei tempi possibili per ognuno di noi, perché la sofferenza riguarda anche noi, presenti o futuri “figli badanti”.

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